Messaggio della settimana di Don Giuseppe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Domenica di Avvento                          28 Novembre 2021

Lo sballo o la veglia?

 

                Chi non sa di musica, trovandosi di fronte ad uno spartito, non riesce a comprendere cosa significhi il rigo musicale e quei puntini tanto diversi incisi su di esso. Tuttavia, se non avesse l’umiltà di riconoscere la sua ignoranza in materia, rischierebbe di concludere che quello scritto, poiché indecifrabile, è da buttar via. Per fortuna, però, basta un competente in materia, e quei punti diseguali e persino disorganizzati, acquistano un linguaggio altrimenti sconosciuto. In ogni Avvento Dio viene a svelarci che nelle pieghe più nascoste della storia, c’è una vita che palpita e chiede di essere portata alla luce. Ma per far questo è necessario « alzarsi e sollevare il capo», ossia imparare a guardare le cose non fermandosi all’involucro di esse e avere l’umiltà di riconoscere che da soli non ne comprendiamo il senso.

                Così è per il mistero della fragilità di ogni cosa: uno spartito indecifrabile a tutta prima. Non è, forse difficile il rapporto con la propria e altrui esperienza del limite? Non è forse goffo, talvolta, o stravagante, angosciante e drammatico?

                Proprio l’atteggiamento nei confronti della fragilità di ogni cosa misura il grado di maturità di ogni uomo sulla faccia della terra. Potessimo, faremmo diventare permanente il mito dell’eterno ragazzo, sano, bello, robusto e giovanile: ci pesa, infatti, e non poco, cogliere la fugacità di ogni cosa, dai rapporti alle mete conseguite, dalle conoscenze alle esperienze vissute. E più si procede nella vita, più cogli come nulla tu riesca a trattenere: persone e cose, situazioni e progetti. “Fugit irreparabile tempus”: la corsa del tempo è una fuga inarrestabile e non puoi porre rimedio a ciò che è stato, dicevano i latini. A ciò si aggiunga che  è sufficiente un “refolo di vento” e la foglia della tua vita è strappata via senza sapere neppure dove sarà strappata via senza sapere neppure dove sarà portata dal vento. Verrebbe da concludere sommariamente con Giobbe: «Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse: “ E’ stato concepito un uomo!”» (Gb 3,10).

                Davvero non c’è via di scampo? È questa la situazione dell’uomo?

                Non rifuggire i momenti di buio, ripete a noi il Vangelo. Non avere paura della difficoltà. Prova a scrollarti di dosso tutto ciò che non fa altro che appesantire il cuore e rallentare il passo. A te è affidato il compito di scavare sotto le macerie di ogni situazione che ha manifestato la sua inconsistenza per scoprire il timido germoglio che invoca attenzione e cura da parte tua. A te il compito di apprendere una sapienza altra che ti restituisca il codice interpretativo della storia e dei suoi eventi.

                Nulla di ciò che accade nel qui e ora della nostra storia è materiale di scarto ai fini del nostro incontro con il Signore.

                Radica qui l’invito da parte del Signore a costruire su ben altre fondamenta dando spessore a incontri e contatti tanto da farli diventare relazioni e rifuggendo tutto ciò che non ha altro esito se non un’esistenza ripiegata.

 

                L’antidoto a tutto ciò che accade senza che noi lo vogliamo, non è lo sballo ma la veglia, ossia la capacità di discernere, di vagliare ogni cosa imparando a trattenere ciò che ha seme di eternità e a lasciare andare ciò che è soltanto pula.

Login to post comments